Micron Document
██████╗ ███████╗████████╗██╗██████╗ ███████╗██████╗ ██╗ █████╗
██╔══██╗██╔════╝╚══██╔══╝██║██╔══██╗██╔════╝██╔══██╗██║██╔══██╗
██████╔╝█████╗ ██║ ██║██████╔╝█████╗ ██║ ██║██║███████║
██╔══██╗██╔══╝ ██║ ██║██╔═══╝ ██╔══╝ ██║ ██║██║██╔══██║
██║ ██║███████╗ ██║ ██║██║ ███████╗██████╔╝██║██║ ██║
╚═╝ ╚═╝╚══════╝ ╚═╝ ╚═╝╚═╝ ╚══════╝╚═════╝ ╚═╝╚═╝ ╚═╝


🬧 The NomadNet Encyclopedia | Archives | Info
- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b

🔍 Search

¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯

Yoga Sūtra
──────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────
top
Lo mwbwmwcaYoga Sūtra di mwcqPatañjali (in mwcgdevanagari योगसूत्र «aforismicite-ref-1[1] sullo mwdwYoga») è un testo mistico-filosoficocite-ref-2[2] mwfaindiano risalente ai primi secolicite-ref-3[3]; ritenuto fondamentale nello mwgqYoga mwggdarśana, è uno dei sei sistemi ortodossi dell'mwgwinduismo.

Contents

Yoga
Dio
Note

──────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────

Generalità

L'opera consiste in una raccolta di 196 mwkwaforismi, ovvero brevi e significative frasi concepite per essere memorizzate con facilità, come era costume presso i maestri hindu, ove la mwlatradizione orale era il mezzo principale per condividere e tramandare la conoscenza.

Dell'autore, il filosofo Patañjali, nulla si sa oltre le leggende, e difficile risulta anche una datazione accurata dei mwlgsūtra stessi. Dal fatto che alcuni di questi contengano accenni alle scuole del mwlwGrande Veicolo del Buddhismo, l'accademico Gavin Flood conclude che l'opera fu concepita non prima del I secolo a.C. e non dopo il V secolo d.C.cite-ref-4[4]

Altri studiosi hanno ritenuto di identificare questo filosofo con un omonimo grammatico, l'autore del Mahābhāshya, che potrebbe invece essere vissuto qualche secolo prima:

Il testo è suddiviso in quattro sezioni (mwnwpādacite-ref-5[5]):

• mwpgSamādhi Pāda (समाधिपादः), 51 mwpwsūtra

viene introdotto e illustrato lo Yoga come mezzo per il raggiungimento del mwqgmwqwsamādhi, lo stato di beatitudine nel quale, sperimentando una differente mwraconsapevolezza delle cose, si consegue la liberazione dal "ciclo delle rinascite" (mwrqmwrgsaṃsāra).

• mwsqSādhana Pāda (साधानपादः), 55 mwsgsūtra

vengono descritti il mwtqKriyā Yoga e l'mwtgAṣṭāṅga Yoga (lo "Yoga degli otto stadi", noto anche come mwtwRaja Yoga, lo "Yoga regale").

• mwugVibhūti Pāda (विभूतिपादः), 56 mwuwsūtra

si prosegue con la descrizione delle ultime fasi del percorso yogico, e vengono esposti i "poteri sovraumani" (mwvgmwvwvibhūti) che è possibile conseguire con una pratica corretta dello yoga.

• mwwgKaivalya Pāda (कैवल्यपादः), 34 mwwwsūtra

mwxgKaivalya vuol dire letteralmente "separazione"cite-ref-6[6], e si allude qui alla separazione fra spirito (mwywmwzapuruṣa) e materia (mwzqmwzgprakṛti).

Lo storico delle religioni mwaaMircea Eliade così sintetizza il contributo del filosofo:

«Lo Yoga classico comincia dove finisce il Sāṃkhya. Patañjali fa sua quasi integralmente la dialettica Sāṃkhya, ma non crede che la conoscenza metafisica possa, da sola, portare l'uomo alla liberazione suprema.»

(Mircea Eliade, Lo Yoga. Immortalità e libertà, Op. cit.; p. 47)

Entrambi i sistemi, lo Yoga e il Sāṃkhya (un altro dei sei darśana dell'induismo), hanno infatti come fine quello di voler liberare l'uomo dalla sofferenza insita nella condizione umana e quindi dal ciclo delle rinascite. Il Sāṃkhya afferma che a tale scopo sia sufficiente la conoscenza metafisica (gnosicite-ref-m-eliade-op-cit-p-48-7-0[7]), il riconoscere cioè che esistono due principi ultimi, la materia e lo spirito, e che questi sono in realtà distinti fra loro, essendo lo spirito spettatore puro e passivo delle dinamiche della materia, materia che è ciò di cui siamo fatti, mente e corpo.

Patañjali ritiene invece insufficiente la sola conoscenza, e nei suoi mwcqYoga Sūtra espone una tecnica psicofisiologica il cui fine è quello di superare gli stati ordinari della mwcgcoscienza, per realizzare uno stato soggettivo che è sia extrarazionale sia sovrasensoriale (mwcwsamādhi), grazie al quale ottenere la liberazione (mwdamwdqmokṣa).cite-ref-m-eliade-op-cit-p-48-7-1[7]

Samādhi Pāda

Yoga

Nel mwfgsūtra I.2 Patañjali definisce lo Yoga come "soppressione (mwfwnirodhaḥ) degli stati (mwgavṛtti) psicomentali (mwgqcitta)".cite-ref-8[8] Il termine adoperato dal filosofo, mwhgcitta, è la "massa psichica" intesa come ciò che elabora l'insieme di tutte le sensazioni, dall'esterno e dall'interno.cite-ref-9[9] mwjaVṛtti vuol dire letteralmente "vortice": ciò cui Patañjali si sta riferendo è l'attività ordinaria del mwjqcitta, continuamente trascinata dal mwjgpensiero e dalle sensazioni, ed è questo incessante lavorio che lo Yoga si propone di inibire, risultato non fine a sé stesso ma indispensabile traguardo per il conseguimento del vero obiettivo: l'affrancamento dal mwjwmwkasaṃsāra, la liberazione.

Nella filosofia del mwkgSāṃkhya, che come si è detto Patañjali adotta, mwkwcitta è l'insieme formato da mwlqmwlgbuddhi (l'mwlwintelletto; l'intelligenza discriminante), mwmaahamṁkāra (il senso dell'mwmgIo; l'Ego), mwmwmwnamanas (la mwnqmente; il senso interno che sovrintende agli altri dieci sensi, i cinque di percezione e i cinque di azione). Il filosofo e mistico mwngVivekananda usa il termine "materiale mentale" (mwnwmind-stuff) per tradurre mwoacitta, l'insieme costituito dalle suddette tre categorie del Sāṃkhya. Quando uno stimolo giunge al mwoqcitta vengono prodotte le mwogvṛtti, e tutto ciò che ordinariamente noi conosciamo non è che una reazione a quegli stimoli: le mwowvṛtti sono il nostro universo. Tacitare queste ultime consente al mwpacitta di tornare a quello stato di purezza cui naturalmente tende, il che è poi il fine dello Yoga espresso nella terminologia del Sāṃkhya.cite-ref-10[10]

Il maestro yoga mwqgB. K. S. Iyengar preferisce tradurre mwqwcitta con "coscienza", essendo essa veicolo dell'osservazione, dell'attenzione e della ragione.cite-ref-11[11]

Cinque sono gli stati psicomentali (I.6): giusta conoscenza (la mente, tramite la mwsqpercezione, l'mwsginferenza e l'autoritàcite-ref-12[12], produce pensieri non contraddittori); errore (la mente costruisce pensieri non aderenti alla realtà); mwtwastrazione (la mente si astrae dalla mwuarealtà e tenta di descriverla verbalmente); mwuqsonno (la mente elabora in assenza di oggetti concreti); mwugmemoria (la mente rievoca esperienze precedenti).cite-ref-maem-13-0[13] La pratica costante (I.12) permette di inibire questi possibili stati della mente.

Samādhi

L'ultima fase del percorso yogico è il mwwwmwxasamādhi ("congiunzione", "mwxqenstasi", "concentrazione")cite-ref-14[14], definito più oltre da Patañjali come quello stato in cui la mente è unita all'oggetto (III.3); quello stato, cioè, in cui l'oggetto si rivela in "sé stesso", senza bisogno di essere ricondotto a categorie note: è l'accezione mwyggnoseologica del mwywsamādhi secondo lo storico delle religioni mwzaMircea Eliade.cite-ref-15[15]

Vivekananda così commenta il mw0gsūtra III.3:

(inglese)

«Suppose I were meditating on a book, and that I have gradually succeeded in concentrating the mind on it, and perceiving only the internal sensations, the meaning, unexpressed in any form — that state of Dhyana is called Samadhi.»

(italiano)

«Supponi che io stia meditando su un libro, e che gradualmente sia riuscito a concentrare la mente su quello e percepire così soltanto sensazioni interne, il significato, inesprimibile in qualsiasi forma — questo stato del dhyana [

meditazione

] è il samadhi.»

(Vivekananda, Patanjali's Yoga Aphorisms, Op. cit.)

Lo stesso Eliade fa notare che le implicazioni che il mw1qsamādhi comporta hanno una portata ben più ampia, che si estende oltre lo Yoga inteso come disciplina o scuola filosofica:

«Nel

samādhi

ha luogo la "rottura di livello" che l'

India

cerca di realizzare e che è il passaggio paradossale dall'

essere

al

conoscere

. Questa esperienza sovrarazionale, nella quale il reale è dominato e assimilato alla conoscenza, conduce infine alla fusione di tutte le modalità dell'essere.»

(Mircea Eliade, Lo Yoga. Immortalità e libertà, Op. cit.; p. 89)

Il mw2asamādhi può essere di due tipi, "con sostegno" (mw2qsamprajñāta samādhi) e "senza sostegno" (mw2gasamprajñāta samādhi) (I.17-20): il primo lo si consegue applicandosi su un oggetto (il sostegno), reale o immaginato, ed è il risultato di una corretta pratica dello Yoga; il secondo può avvenire, ma non è detto che ciò accada, soltanto se si è conseguito il primocite-ref-16[16]. Eliade spiega che il mw3wsamādhi senza sostegno può essere visto come un "ratto": giunge senza essere chiamato.cite-ref-17[17]

Il filosofo Vijñāna Bhikṣu, uno dei più noti commentatori dell'opera, spiega la differenza fra i due mw5qsamādhi con l'affermare che nel mw5gsamprajñāta samādhi tutti gli stati psicomentali sono ormai inibiti tranne quello che consente la mw5wmeditazione stessa, nellmw6a'mw6qasamprajñāta samādhi scompare qualsiasi forma di coscienza.cite-ref-18[18]

Patañjali prosegue quindi descrivendo le quattro specie del mw7wsamprajñāta samādhi (I.42-50): mw8asavitarka ("argomentativa": l'oggetto della meditazione è percepito con l'ausilio del mw8qragionamento riflessivo); mw8gnirvitarka ("non argomentativa": l'oggetto della meditazione è percepito sgombro dalle contaminazioni della memoria, e le argomentazioni logiche cessano); mw8wsaviśara ("riflessiva": la percezione oltrepassa l'aspetto esteriore dell'oggetto); mw9anirviśara ("sovra-riflessiva": la percezione prosegue liberandosi delle categorie dello mw9qspazio e del mw9gtempo).cite-ref-19[19]

Mircea Eliade mette in guardia dal confondere il mw-asamādhi con la mw-qtrance mw-gipnotica, stato psicologico invero già noto agli indiani, e descritto in diversi testi sacri e non.cite-ref-20[20] Uno dei termini utilizzati dallo storico per tradurre mwaqmsamādhi è, come si è detto, "enstasi"cite-ref-m-eliade-op-cit-p-48-7-2[7], neologismo adoperato proprio per contrapporre l'esperienza del mwaqgsamādhi a quella dell'mwaqkestasi. Mentre quest'ultima è, secondo l'etimologia (mwaqoek-stasis, "uscire fuori") e nelle descrizioni fornite da chi l'ha sperimentata, un estraniamento da sé e dal mondo volto alla congiunzione col divino, l'enstasi è, al contrario, un ricongiungersi con la propria coscienza più pura: nel mwaqssamādhi lo yogin non è né rapito in un "volo estatico" né immerso in uno stato di mwaqwautoipnosi, "egli vi penetra con estrema lucidità".cite-ref-21[21] Così anche l'indologo mwareJean Varenne:

«La traduzione 'estasi', che è talora stata proposta, è del tutto erronea. Lo yogi in stato di samadhi non 'esce' affatto da sé stesso, non è 'rapito' come lo sono i mistici; esattamente al contrario rientra completamente in sé stesso, si immobilizza totalmente per l'estinzione progressiva di tutto quanto causa il movimento: istinti, attività corporale e mentale, la stessa intelligenza.»

(Jean Varenne, Upanisads du Yoga, Gallimard, 1971cite-ref-22[22])

Dio

Lo Yoga si differenzia dal Sāṃkhya anche per essere mwarkteista. La parte che Patañjali assegna a mwaroDio (mwarsmwarwĪśvara nel testo) è però decisamente secondaria: non si tratta né di un dio creatore né di un dio giudice, ma di un dio che può essere di aiuto allo mwar0yogin (I.23). Dal punto di vista dottrinale, Dio è definito come il sommo Sé, un particolare spirito (mwar4puruṣa) quindi, consapevolezza suprema (I.24-25), maestro di ogni maestro (I.26). Īśvara è quindi un archetipo dello mwar8yogin, un collaboratore supremo ideale, un modello al quale, volendo, mwasaabbandonarsi (II.1). Per il filosofo Vyāsacite-ref-23[23], uno dei principali commentatori di Patañjali, Īśvara è un mwasypuruṣa che è sempre stato libero.cite-ref-24[24]

Ben differente è invece il ruolo che altri commentatori dell'opera (Vācaspati Miśra, Vijñāna Bhikṣu, Nīlakṇṭha, Bhoja, per esempio) assegneranno a Dio nello Yoga, dando più spazio ai concetti di devozione (mwatamwatebhakti) e grazia divina, elementi invero assenti nel nostro, per il quale il ruolo di Dio non è necessario.cite-ref-25[25]

Sādhana Pāda

mwaueSādhana sta per "realizzazione"cite-ref-26[26]: in questo capitolo Patañjali descrive principalmente l'aspetto pratico dello Yoga. Il Kriyā Yoga e l'Aṣṭāṅga Yoga compaiono esposti per la prima volta in modo sistematicocite-ref-maem-13-1[13] proprio in quest'opera.

Kriyā Yoga

Nel mwauwsūtra II.2 il Kriyā ("azione"cite-ref-27[27]) Yoga è definito come quella disciplina la cui osservanza è in grado di eliminare gli stati dolorosi (mwavekleśa). Patañjali affronta però l'aspetto pratico vero e proprio solo nella parte dedicata all'Aṣṭāṅga Yoga, facendo precedere a questa una digressione teoricacite-ref-28[28].

Cinque sono gli stati che generano mwavcdolore (II.3): ignoranza (mwavgavidyā); sentimento di individualitàcite-ref-29[29] (mwav0asmitā); attaccamento (mwav4rāga); disgusto (mwav8dveśa); volontà di vivere (mwawaabhiniveśa).cite-ref-30[30]

Questi stati dolorosi sono la causa degli atti (mwawymwawckarma) compiuti in questa e nelle precedenti vite (II.12), e ciò che adesso facciamo influenzerà anche la posizione sociale, la durata e le esperienze della prossima vita (II.13). Ciò premesso, Patañjali esplicita quella che è la legge nucleare dell'intera ricerca mwawginduista nel periodo successivo alle mwawkUpaniṣadcite-ref-31[31]:

(sanscrito)

«

duḥkham eva sarvaṃ vivekinaḥ

»

(italiano)

«Per il saggio tutto è sofferenza»

(Yoga Sūtra, II.15cite-ref-32[32])

Ogni dottrina religiosa, ogni speculazione filosofica induista parte da questo assunto per poi proporre la propria mwaxqsoteriologia: si torna a nascere perché nelle precedenti vite non si è riusciti a conseguire la liberazione, e tornare a vivere è mwaxusofferenza, sofferenza perché occorre riprendere la ricerca cercando di non ripetere gli stessi errori, sofferenza perché si è di nuovo afflitti dagli stati dolorosi che la vita stessa comporta. Ma, fa notare Mircea Eliade, tutto ciò non implica necessariamente una visione mwaxypessimista della vita: la sofferenza universale è una modalità mwaxcontologica di ciò che è vivente, una necessità cosmica di cui occorre prendere atto per intraprendere la strada della liberazione:cite-ref-33[33] Il "saggio" (mwaxwvivekinaḥ, lett. "quello che discrimina"), è quindi colui che ha riconosciuto la sofferenza universale, mwax0conditio sine qua non per la salvezza.

La mwax8avidyā (mwayaa-mwayevidyā, "non conoscenza"), il primo degli stati dolorosi, è proprio la mancata presa di coscienza di questa sofferenza universale. Essa è alla base di ogni altra sofferenza (II.4). La seconda afflizione, mwayiasmitā, è credere che ciò di cui siamo fatti sia in qualche modo il soggetto ultimo che percepisce il mondo, confondere cioè materia (il soggetto agente-percepente) e spirito (il soggetto cosciente); mwaymprakṛti e mwayqpuruṣa, per usare la terminologia del Sāṃkhya; o "veduto" (mwayudṛśyayoḥ) e "veggente" (mwayydraṣṭṛ), per usare i termini di Patañjali stesso (II.6 e II.17).

B. K. S. Iyengar classifica come mwaygintellettuali questi primi due stati dolorosi; come mwaykemozionali i secondi due (attaccamento alle cose piacevoli e avversione per quelle spiacevoli); come mwayoistintuale il quinto (attaccamento alla vita o paura della morte). Essi sono dunque in relazione con le principali aree del nostro mwayscervello.cite-ref-34[34]

Aṣṭāṅga Yoga

Il percorso verso il mwazmsamādhi (e quindi la liberazione) si articola in otto fasi: gli mwazqaṣṭāṅga ("otto membra") dello Yoga sono (II.29): i freni (mwazuyama); le discipline (mwazymwazcniyama); le posizioni (mwazgmwazkāsana); il ritmo della mwazorespirazione (mwazsmwazwprāṇāyāma); l'emancipazione dell'attività sensoriale dall'influsso degli oggetti esterni (mwaz0mwaz4pratyāhāra); la concentrazione (mwaz8dhāraṇā); la meditazione yoga (mwaaemwaaidhyāna); la congiunzione (mwaamsamādhi).cite-ref-35[35]

I freni e le discipline (mwaakyama e mwaaoniyama) riguardano l'aspetto mwaasetico della vita dello mwaawyogin: si tratta di astensioni e osservanze non specifici di questa filosofia, ma Patañjali li ritiene fondamentali per il percorso yogico: essi tendono a creare uno stato "purificato" indispensabile. Le posizioni, il controllo della respirazione e la ritrazione dei sensi (mwaa0āsana, mwaa4prānayāma e mwaa8pratyārā) costituiscono invece la tecnica yoga propriamente detta. Il retto comportamento unito alla pratica (le prime cinque fasi dunque) permettono di sperimentare le seguenti tre, la concentrazionecite-ref-36[36], la meditazione e la congiunzione (mwabqdhāraṇā, mwabudhyāna e mwabysamādhi): Patañjali accomuna queste ultime tre fasi adoperando il termine mwabcsaṃyama (III.4) e si sofferma più ampiamente su questo tema nel terzo mwabgpāda.cite-ref-37[37]

Vibhūti Pāda

In questa terza parte il filosofo spiega più dettagliatamente le ultime tre fasi dellmwaca'mwaceAṣṭāṅga Yoga, ossia il mwacisaṃyama ("dominio dello spirito"cite-ref-maem-13-2[13]): concentrazione (mwaccdhāraṇā), meditazione (mwacgdhyāna), congiunzione (mwacksamādhi); prosegue descrivendo alcuni poteri extra-normali che lo mwacoyogin può conseguire durante il mwacssaṃyama.

Saṃyama

mwadyDhāraṇā è la concentrazione su un oggetto scelto come ausilio (III.1), concentrazione nel senso di fissare l'attenzione su tale oggetto. Vyāsa preciserà che questo può essere anche una parte del corpo (per esempio, l'ombelico, la punta del naso, il cuore). Continuando il mwadcdhāraṇā, quando il pensiero è diventato fluido e completamente centrato sull'oggetto, si ottiene il mwadgdhyāna (III.2). In letteratura il termine mwadksanscrito mwadodhyāna è a volte tradotto con "meditazione", ma si tratta evidentemente di ben altro dalla "mwadsmeditazione profana", essendo il mwadwdhyāna uno stato particolare dell'mwad0attenzione preceduto da un preciso complesso di tecniche e sostenuto da un retto comportamento.cite-ref-38[38] Quando, nel mwaeidhyāna, l'oggetto si rivela in sé stesso, non distorto da chi vi sta meditando, allora si ha il mwaemsamādhi (III.3). Vijñāna Bhikṣu commenta questo passaggio affermando che il mwaeqsamādhi è quando ci si libera della meditazione, dell'oggetto meditato e del soggetto meditante. Egli aggiunge che mentre il mwaeudhyāna è suscettibile di essere interrotto, il mwaeysamādhi è al contrario uno stato "invulnerabile", chiuso agli stimoli.cite-ref-39[39]

Vibhūti

A partire dal mwae4sūtra III.16 vengono esposti i "poteri miracolosi" (mwae8mwafavibhūti; o anche mwafemwafisiddhi, che letteralmente vuol dire "perfezioni"cite-ref-m-eliade-op-cit-p-95-40-0[40]) come risultato della pratica del mwafcsaṃyama: concentrandosi su uno o più oggetti e quindi meditando su di essi e realizzando la congiunzione, lo mwafgyogin acquista poteri "occulti":

«Qualsiasi cosa lo yogin desideri conoscere, deve compiere il

saṃyama

in rapporto con l'oggetto in questione.»

(Vācaspati Miśra, Tattva-vaiśāradī, glossa a III.30cite-ref-41[41])

Alcune mwaf8siddhi sono: conoscenza del passato e del futuro (III.16); conoscenza delle vite precedenti (III.18); conoscenza degli stati psicomentali altrui (III.19); invisibilità (III.21); conoscenza del sistema solare (III.27); scomparsa della fame e della sete (III.31); mwagalevitazione (III.40), eccetera.cite-ref-42[42]

Questi poteri, però, non sono e non devono essere il fine dello Yoga, e Patañjali mette in guardia il lettore vincolando la liberazione proprio al superamento di questi:

«Quando poi si è liberi da attaccamento rispetto a tutti questi poteri, si distrugge il seme che imprigiona. A quel punto segue il

kaivalya


(Patañjali, Yoga Sūtra, III.51)

Vyāsa, nel commentare questo mwaggsūtra, parla delle mwagksiddhi come di "miraggi magici", illusioni che tentano di distogliere lo mwagoyogin dal retto percorso.cite-ref-m-eliade-op-cit-p-95-40-1[40]

Kaivalya Pāda

Kaivalya

Nel settimo mwahqsūtra di questa sezione, Patañjali così scrive:

«Le azioni di uno yogi non sono né bianche né nere

. Le azioni degli altri sono di tre tipi: bianche, nere e grigie


(Yoga Sūtra, IV.7cite-ref-45[45])

Questa distinzione in tre parti del mwaimkarma (le "azioni") ha una sua corrispondenza con le tre mwaiqmwaiuguṇa, le tre componenti, o qualità, della mwaiyprakṛti ("materia"): secondo il Sāṃkhya le trasformazioni che la materia subisce nel tempo (mwaicpariṇāma, "evoluzione") sono dovute all'avvicendarsi di queste tre componenti fondamentali: mwaigtamas, mwaikrajas, mwaiosattva. Ai primordi del tempo, le tre mwaisguṇa giacciono in perfetto equilibrio fra loro: è lo stato della materia immanifesta, il tempo non esiste. Quando questo equilibrio si altera, la materia diventa manifesta, il tempo ha inizio.cite-ref-46[46] Gli aspetti della materia non sono se non l'effetto della mwajacolorazione che viene dalle mwajeguṇa, esseri viventi non esclusi. Anche le nostre azioni (mwajikarma) sono perciò mwajmcolorate dalle mwajqguṇa: nere (mwajutamas), grigie (mwajyrajas) e bianche (mwajcsattva).cite-ref-referencea-47-0[47] Così non è per lo mwajwyogin che ha raggiunto la perfezionecite-ref-48[48]: egli è al di là delle mwakeguṇa, il che equivale a dire che il mwakikarma, la legge di causa ed effetto, non lo vincola più, è libero. Nel commentare questo mwakmsūtra, Iyengar afferma che è qui che viene evidenziato il vero significato del Kaivalya Pādacite-ref-referencea-47-1[47].

Il tema del libero agire ha una sua importanza centrale in un mondo che è dominato dalla legge del mwakkkarma, e l'affermazione di Patañjali non è dissimile da quella evidenziata in modo forse più incisivo da mwakoKrishna nella mwaksmwakwBhagavadgītā:

«I

Veda

parlano delle tre qualità universali o

guṇa

. O Arjuna, liberati dalle tre qualità e dalle coppie di opposti. Sempre bilanciato e libero dal pensiero di ricevere e mantenere, stabilisciti nel Sé. [...] Tu hai diritto soltanto all'azione, e mai ai frutti che derivano dalle azioni. Non considerarti il produttore dei frutti delle tue azioni, e non permettere a te stesso d'essere attaccato all'inattività.»

(Bhagavadgītā, II.45 e II.47)

Nei successivi mwak8sūtra Patañjali spiega che gli effetti, o frutti, delle azioni mwalapassano da una vita alla successiva avendo come substrato la memoria (mwalesmṛti) (IV.9) e presentandosi come desideri (IV.10): passato e futuro sono perciò reali come lo è il presente, gli stati del tempo corrispondono a differenti combinazioni delle mwaliguṇa (IV.12-13), il cui gioco ha come effetto di produrre lmwalm'mwalqillusione del tempo.cite-ref-49[49]

Dal mwalosūtra IV.16cite-ref-50[50] il filosofo si pone il problema del rapporto fra mwal8citta e mwamapuruṣa, fra il prodotto più evoluto della materia ("materiale mentale", "mente" o "coscienza" che dir si voglia) e lo spirito cioè, in relazione al problema della mwameconoscenza. Il mwamicitta non può conoscere sé stessa (IV.19), e:

«La coscienza (

citta

) non può comprendere il veggente e se stessa alla stesso tempo.»

(Yoga Sūtra, IV.20cite-ref-51[51])

Il mwamkcitta è una (IV.21), ma mossa da molte impressioni (mwamovāsana); la sua funzione ultima è e resta quella di agire per il mwamspuruṣa (IV.24). Quando si sarà compreso pienamente questo rapporto, cioè la distinzione (mwamwviśeṣa) che sussiste fra i due (IV.25)cite-ref-52[52], allora si potrà affermare di essere nel mwanekaivalya (IV.26).

Conclusioni

Nel secondo mwanqpāda Patañjali ha illustrato i mezzi pratici per conseguire il mwanusamādhi; nel primo spiegato cosa il mwanysamādhi sia; quali i suoi frutti nel terzo. Negli ultimi mwancsūtra di quest'ultimo mwangpāda, dopo aver discusso su cosa debba intendersi per mwankkaivalya, egli torna su quell'argomento: quando si raggiunge il mwanosamādhicite-ref-53[53], le tre mwan8guṇa terminano il loro compito (IV.32), il tempo si ferma (IV.33) e:

(inglese)

«The resolution in the inverse order of the qualities, bereft of any motive of action for the Purusha, is kaivalya, or it is the establishment of knowledge in its own nature.

»

(italiano)

«La risoluzione in senso inverso delle qualità [

guṇa

], priva così di ogni spunto di azione per lo spirito [

puruṣa

], è il

kaivalya

, ossia il ristabilirsi della conoscenza nella natura che gli è propria.»

(Yoga Sūtra, IV.33 (IV.34))

Come aveva già espresso in II.18, II.21 e poi ribadito in IV.24, la natura (mwaoyprakṛti) esiste non per soddisfare sé stessa ma per consentire l'emancipazione (mwaocapavarga), per consentire cioè da un lato, alla propria parte più mwaogelevata (il mwaokcitta) di riconoscere sì d'essere altro dallo spirito (mwaoopuruṣa), ma al contempo affine a questo; dall'altro, al mwaospuruṣa di non essere più mwaowingannato dall'evoluzione della mwao0prakṛti, d'essere al di là del legame causa-effetto cioè, e quindi di ritrovare la sua autentica natura, che è pura conoscenza (mwao4dṛśimātraḥ śuddhaḥ) (II.20).

Traduzioni

In italiano: mwapePatañjali - yoga-sūtra, traduzione di Guido Sgaravatti, presentazione di Angelo Bona, Abano terme, Uniontrust, 2009, ISBN non esistente.

Note

cite-note-11. Il termine mwapgsūtra vale 'filo', 'corda'; è stato spesso adoperato nei titoli di opere induiste formate da frasi brevi fra loro collegate secondo un voluto schema espositivo, quindi unite da un "filo". Per estensione, il termine è tradotto pure come 'aforisma' (cfr. mwapkmwapoMonier-Williams Sanskrit-English Dictionary mwapsArchiviatomwapw il 7 maggio 2020 in mwap0Internet Archivemwap4.).
cite-note-22. Così lo storico delle religioni mwaqmMircea Eliade: mwaqq mwaqy«Grazie a Patañjali lo Yoga, da tradizione "mistica", si è trasformato in "sistema filosofico".» mwaqc(Mircea Eliade, mwaqgLo Yoga. Immortalità e libertà, mwaqkOp. cit.; p. 23)
cite-note-33. Gavin Flood, mwaq0L'induismo, traduzione di Mimma Congedo, Einaudi, 2006; p. 131. Secondo l'accademico inglese, la stesura dei mwaq4sūtra è avvenuta fra il I secolo BCE e il V secolo CE.
cite-note-44. mwariGavin Flood, mwarmL'induismo, traduzione di Mimma Congedo, Einaudi, 2006; p. 131.
cite-note-55. Il termine vuol dire letteralmente "piede", di uomo o di animale; molte opere indiane hanno una suddivisione quadripartita, così come quattro sono le mwarcmwargvarṇa (le caste in mwarkIndia), quattro gli mwaromwarsāśrama (i periodi della vita di un devoto), quattro gli stati della coscienza, eccetera (Vedi mwarwmwar0Monier-Williams Sanskrit-English Dictionary mwar4Archiviatomwar8 il 7 maggio 2020 in mwasaInternet Archivemwase.).
cite-note-66. Vedi mwasymwascMonier-Williams Sanskrit-English Dictionary mwasgArchiviatomwask il 31 agosto 2018 in mwasoInternet Archivemwass..
cite-note-m-eliade-op-cit-p-48-77. M. Eliade, mwatqOp. cit., p. 48.
cite-note-88. È la traduzione del mwatgsūtra I.2 data da Mircea Eliade, mwatkOp. cit., p. 77. Patañjali si sta riferendo non allo Yoga inteso come scuola o percorso (argomento stesso degli mwatoYoga Sūtra), ma all'obiettivo che questo percorso si propone.
cite-note-99. M. Eliade, mwat4Op. cit., p. 77.
cite-note-1010. Vivekananda, mwauiOp. cit., commento a I.2.
cite-note-1111. B.K.S. Iyengar, mwauyCommento agli Yoga Sūtra di Patañjali, mwaucOp. cit., p. 65. Così anche l'orientalista italiano mwaugLeonardo Vittorio Arena, in Patañjali, mwaukYogasutra, BUR, 2014, p. 7.
cite-note-1212. Nella chiosa a I.7 il filosofo Vivekananda spiega che qui si vuol intendere l'autorità (mwau0āptavākya) di uno Yogi "che ha visto la verità", per esempio l'autore di scritture sacre (Vivekananda, mwau4Patanjali's Yoga Aphorisms, mwau8Op. cit.).
cite-note-maem-1313. M. Angelillo – E. Mucciarelli, mwavcOp. cit., pp. 93-103.
cite-note-1414. Termini utilizzati da M. Eliade, mwavsOp. cit., p. 425.
cite-note-1515. M. Eliade, mwav8Op. cit., p. 84.
cite-note-1616. Vivekananda traduce mwawmasamprajñāta con "superconscio" (mwawqOp. cit., commento a I.18).
cite-note-1717. M. Eliade, mwawgOp. cit., p. 87.
cite-note-1818. M. Eliade, mwawwOp. cit., p. 86.
cite-note-1919. M. Eliade, mwaxaOp. cit., pp. 87-90.
cite-note-2020. M. Eliade, mwaxqOp. cit., pp. 85-86.
cite-note-2121. M. Eliade, mwaxgOp. cit., p. 103.
cite-note-2222. Citato in mwaxwMassimo Introvigne, mwax0mwax4Apologetica cattolica e nuova religiosità., mwax8cesnur.org.
cite-note-2323. Non si tratta del mwaymṚṣi mwayqVyāsa, il mitico autore del mwayumwayyMahābhārata e dei mwaycmwaygPurāṇa: di questo commentatore non si hanno notizie certe e non sembra essere vissuto prima del VI secolo (Cfr. Giuseppe Tucci, mwaykStoria della filosofia indiana, Laterza, 2005; p. 73).
cite-note-2424. mway0Yoga Bhāsya è il commento di Vyāsa allo mway4Yoga Sūtra (VII-VIII sec.). Cfr. M. Eliade, mway8Op. cit., pp. 81 e 24.
cite-note-2525. M. Eliade, mwazmOp. cit., p. 82.
cite-note-2626. M. Eliade, mwazcOp. cit., p. 424.
cite-note-2727. M. Eliade, mwazsOp. cit., p. 423.
cite-note-2828. Il termine mwaz8kriyā significa anche "studio": vedi mwa0amwa0eMonier-Williams Sanskrit-English Dictionary mwa0iArchiviatomwa0m il 31 agosto 2018 in mwa0qInternet Archivemwa0u..
cite-note-2929. Vivekananda traduce con "egoismo".
cite-note-3030. M. Eliade, mwa00Op. cit., pp. 52-53.
cite-note-3131. M. Eliade, mwa1eOp. cit., p. 26.
cite-note-3232. Citato in M. Eliade, mwa1uOp. cit., p. 26
cite-note-3333. M. Eliade, mwa1kOp. cit., p. 27.
cite-note-3434. B.K.S. Iyengar, mwa10Commento agli Yoga Sūtra di Patañjali, mwa14Op. cit., commento a II.3.
cite-note-3535. M. Eliade, mwa2iOp. cit., p. 58.
cite-note-3636. Eliade traduce mwa2ydhāraṇā con "concentrazione", adoperando quindi lo stesso termine usato, fra gli altri già menzionati, per tradurre mwa2csamādhi, evidentemente in accezioni differenti: mwa2gsamādhi è essere centrati con sé stessi; mwa2kdhāraṇā è fissare la propria attenzione su un solo oggetto.
cite-note-3737. M. Eliade, mwa20Op. cit., pp. 59, 62, 76-77.
cite-note-3838. M. Eliade, mwa3eOp. cit., pp. 77-80.
cite-note-3939. M. Eliade, mwa3uOp. cit., pp. 84-85.
cite-note-m-eliade-op-cit-p-95-4040. M. Eliade, mwa3sOp. cit., p. 95.
cite-note-4141. Citato in M. Eliade, mwa38Op. cit., p. 93.
cite-note-4242. M. Eliade, mwa4mOp. cit., pp. 91 e segg.
cite-note-431. mwa4cAśkula ("non bianco"), mwa4gakṛṣṇaṁ ("non nero"): così nel testo. Altre traduzioni debbono pertanto considerarsi interpretazioni.
cite-note-442. In realtà nel testo Patañjali scrive mwa4wtrividham ("triplice"), senza specificare i tre colori: così anche Vivekananda nella sua traduzione.
cite-note-4545. Traduzione di B.K.S. Iyengar, mwa5aCommento agli Yoga Sūtra di Patañjali, mwa5eOp. cit., p. 244.
cite-note-4646. Per approfondire, vedi la voce mwa5uSāṃkhya.
cite-note-referencea-4747. B.K.S. Iyengar, mwa5sCommento agli Yoga Sūtra di Patañjali, mwa5wOp. cit., commento a IV.7.
cite-note-4848. Vivekananda, mwa6aOp. cit., commento a IV.7.
cite-note-4949. B.K.S. Iyengar, mwa6qCommento agli Yoga Sūtra di Patañjali, mwa6uOp. cit., commento a IV.12.
cite-note-5050. In alcune edizioni questo mwa6ksūtra non è presente. Così per esempio in Vivekananda, dove il Kaivalya Pāda consta di 33 mwa6osūtra anziché 34 (e quindi l'opera di 195 aforismi):mwa6s mwa60«Un oggetto esiste indipendentemente dal fatto di essere percepito da una qualunque forma di coscienza (mwa64citta). Che cosa gli succede quando quella coscienza non lo sta percependo?» mwa68(mwa7aYoga Sūtra, IV.16; traduzione di B.K.S. Iyengar, mwa7eCommento agli Yoga Sūtra di Patañjali, mwa7iOp. cit., p. 253.)
cite-note-5151. Traduzione di B.K.S. Iyengar, mwa7yCommento agli Yoga Sūtra di Patañjali, mwa7cOp. cit., p. 256.
cite-note-5252. Il mwa7scitta, essendo una categoria della mwa7wprakṛti, è proprio per questo eternamente distinta dal mwa70puruṣa, ma l'ignoranza (mwa74avidyā) porta a confondere i due. Qui Patañjali riprende in pieno le riflessioni e conclusioni del Sāṃkhya.
cite-note-5353. Qui, nel IV.29, Patañjali adopera il termine mwa8idharma megha samādhi: il mwa8msamādhi permeato di mwa8qmwa8udharma, di virtù e giustizia.
cite-note-543. Traduzione dal sanscrito di Vivekananda, mwa8kOp. cit..

Bibliografia

• Maria Angelillo, Elena Mucciarelli, mwa80Il Brahmanesimo, Xenia edizioni, 2011.
• mwa88Mircea Eliade, mwa9aLo Yoga. Immortalità e libertà, a cura di Furio Jesi, traduzione di Giorgio Pagliaro, BUR, 2010.
• mwa9iB. K. S. Iyengar, mwa9mCommento agli Yoga Sūtra di Patañjali, a cura di Gabriella Giubilaro, Giovanni Corbo, Agrippina Pakharukova, Edizioni Mediterranee, 2010.
• mwa9uSwami Vivekananda, mwa9yPatanjali's Yoga Aphorisms, in mwa9cmwa9gThe Complete Works of Swami Vivekananda/Volume 1/Raja-Yoga

Altri progetti

Altri progetti

• Wikiquote
• Wikimedia Commons

• Wikiquote contiene citazioni dallo o sullo Yoga Sūtra
• Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Yoga Sūtra

Collegamenti esterni

• citerefbritannica-com(EN) Yoga-sutras, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
• citerefinternet-encyclopedia-of-philosophy(EN) Edwin Bryant, Yoga Sutras of Patanjali, su Internet Encyclopedia of Philosophy.
• mwa98Edwin Bryant, The Yoga Sutras of Patanjali, su Internet Encyclopedia of Philosophy.
• mwa-eYoga Sutra, mwa-iRegistrazione audio della lettura in sanscrito.
• mwa-qYoga Sutra, mwa-uTraduzione comparata in lingua inglese.